I SOPRANNOMI

LA “CARTA DI IDENTITÀ” DI UN TEMPO

In una società agricola e artigianale (ambiente ristretto, rapporti interpersonali marcati, famiglia patriarcale, economia quasi chiusa, assenza di istruzione e mass-media, dominio della tradizione e della comunicazione orale, ecc.), i soprannomi, gli appellativi, gli epiteti, in barba alla burocrazia, avevano la funzione pratica di evitare i casi di omonimia e riuscivano più efficacemente a designare famiglie e persone. 

Grazie alla loro varietà, erano caratterizzanti, quasi sempre appropriati e precisi; erano una “carta di identità” a tutti gli effetti e sostituivano validamente il cognome anagrafico, che era generalmente ignorato o risultava poco utile.

 La deformazione del nome e cognome originari, il patronimico o il matronimico, il mestiere, l’origine topografica (paesi vicini o, raramente, lontani), una gaffe, un lapsus, un difetto di pronuncia (anche momentaneo), una caratteristica fisica o un aspetto caratteriale, una espressione infantile o affettuosa, una premura, una voce onomatopeica, un riferimento gastronomico-culinario o vegetariano... tutto concorreva alla coniazione del Soprannome. Inventiva, estro, variazioni sul tema, insistenza... E l’impresa era fatta! 

Superata la difficile fase del ...battesimo o iniziazione, i soprannomi venivano accettati, riconosciuti, legittimati e, divenuti di dominio pubblico, utilizzati, ai fini del riconoscimento, proprio come una vera carta di identità, anche dai portatori e dai loro familiari. Insomma, prevaleva il senso comune, il senso pratico o buonsenso, la tradizione, una certa rassegnazione-equilibrio, una certa “saggezza” o “filosofia spicciola”. 

Nel corso degli anni, prima che cadessero a poco a poco in disuso presso le nuove generazioni, ho registrato, in una interessante “anagrafe”, centinaia di soprannomi grottesi, estrosi e variegati come quelli di tutti i paesi, che, per non urtare la suscettibilità, già provata, degli eredi, non ho ritenuto opportuno riportare nel mio sito: http://grotta.altervista.org/ pubblicato nel 1999.

Per quelli che vivono lontano dal paese di origine, però, il discorso è diverso, in quanto  cercamo di conservare memoria del proprio passato con amore, serenità ed orgoglio di appartenenza, difendendo, fra incomprensioni ed ostacoli di ogni genere, tutti gli aspetti positivi e i valori della comunità di provenienza.

Perciò esprimo il mio plauso a tutti i grottesi emigrati, aperti alle novità e proiettati verso il futuro, che si sono inseriti positivamente nella realtà del paese ospitante, ma che sono ugualmente fieri della loro grottesità e della loro storia, senza temere di passare per piagnoni e nostalgici. Io, Rocco Palumbo, trasferitomi a Torino tanti anni fa, che, con la creazione del Sito internet su Grottaminarda e dintorni, ho riagganciato i fili tra passato e presente, oltre che fra concittadini, irpini e meridionali in genere, molto distanti tra loro, spesso dispersi e disgregati. 

 ******** Un’ultima annotazione: I soprannomi grottesi sono riportati in ordine alfabetico; ma chi è animato di pazienza e di buona volontà può classificarli secondo la seguente griglia, che è alquanto divertente e significativa ( per spiegarne l’origine e l’originalità). 

• patronimici e matronimici : ‘Ntonio r’ Ncìll’, Tumàso r’ Matalèna.    • mestieri e attività lavorative : lu furnàr’, lu rutàr’, lu Cantuniér’,
• difetti fisici e peculiarità comportamentali, aspetti morali (ironici): Nason’, lu  Stuórt’,Bancòr’.
• toponimi geografici (paesi, regioni, stati stranieri): la Gesualdésa, la Siciliana, lu Canadése.
• modi di dire, intercalari, consigli affettuosi: Comemé, Ceccè, Zinnu Zinn’, Ròcch’ r’ frat’.
• onomatopeici, vezzeggiativi e accrescitivi, infantili: Fuffù, Pupètta, Tumasón’, Pesciròr’.
• riferimenti gastronomici, culinari, vegetali: Ciambòtta, Zuchètt’, Fusìll’, Verzetèlla, Pataniéllo, Faggiòlo, Cucuzziéllo. 
• personaggi storici : Scibbión’, Badòglio, la Petacc’, li Nunn’.
• gradi militari: Capitàno, lu Tenènt’, Marisciàll’.  
• animali: Cuccetiéll’, Papariéll’, Topón’, Pulicén’.  
• tiritere e filastrocche, gaffe, tartagliamenti: Li Cucc’ li baff’, Róscia malepìl’, Cinch’ la bandiera, Sambrenói, Cacàglie.
• deformazione di parole o nomi propri: Baffaèle, Cciarì, Celuórm’, Lèva Lèva.
• conventuali ed ecclesiastici: Fra’ Ppaitàn’, Zi’ Mònech’. 
• nobiliari: Lu Contìno, La Marchésa, Lu Rré r’ li Chiàni.
• stravaganti: Campa la famiglia, Senza culo, Pèzza Nèvera, Càveze Rósse, Frecapècure, Nguaiapatróne, Bocca d’oro, Scótela pólice, Terramòto.

 

 

I suoni delle vocali "e aperta", "e chiusa", "o aperta", "o chiusa", sono indicati rispettivamente dalle lettere è, é, ò, ó. Esempi: italiano légno, règno, sóle, ròsa; dialetto Zucaménn’, Zuchètt’, Stuppón’, Signòra. Il suono della "e indistinta" (o semivocale) è indicato graficamente, alla fine della parola, con l’apostrofo (’); lo stesso suono, all’interno della parola, è rappresentato dalla e non accentata. Esempi: Cacafàv’, Bimbìsc’, Tacculón’; ma invece Bambeniéll’, Tenènt’. L’accento tonico (che indica la sillaba su cui “cade” la voce) è sempre riportato. Esempi: Bùff’, Sciarlò, Palàzz’, Signurìn’. La lettera š riproduce il suono sc delle parole italiane scemo, scena, scivolo, ecc.

 IL "POPOLO ELETTO" 

Il “popolo eletto” (nobili, notabili, proprietari terrieri, professionisti, impiegati, sacerdoti, esattori, maestri e maestrine di buona famiglia, ecc.) non aveva soprannomi, anzi si fregiava di titoli onorifici, quali “Don” o “Donna” (“Signore” e “Signora”) di chiara ascendenza medievale. 
Rònna Cuncettina 

Don Raimondo Pucillo (maestro elementare)

Ron Enrico Perillo (impresario energia elettrica) 

Don Rosario Landi (esattore comunale) 
Don Pasqualino Bianco (medico condotto)

Don Renato Bianco (medico) 

Ron Arìstide Romano (farmacista) 

Ron Èbbule Vitale (notaio, proprietario terriero) 
Ronna Gemma Ron Alberigo Martino (medico) 
Rònna Dora Landi (maestra elementare) 

Don Pasqualino Pavone (farmacista) 

Don Benigno Blasi (prete) 

Ron Achille Vitale (avvocato, proprietario terriero) 

Rònna Nénna Rònna Maria Testa 

Don Lamberto Vitale (medico) 

Don Bartolomeo Tocco (direttore postale) 

Ron Antonio Guarino (impiegato e cronista locale) 

Don Amilcare Buonopane (proprietario e inquilino del Castello) 

Ron Armando Bozza (impiegato comunale) 

Don Giuvannino Pucillo o Cavaliere Pucillo ( agente per l’emigrazione)

Don Nicola Vitale (avvocato, proprietario terriero) 

Ron Arriguccio Flammia (impiegato comunale)

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Curiosità e stranezze: Una famiglia…colorata! Francesco Mottola (lu sicchiàr’ = secchiaio, bottaio) mise i seguenti nomi alle sue quattro figlie femmine (non ebbe eredi maschi) : Rosetta, Verdina, Bianchina, Nerina (molto brave anche nel dare una mano al padre nel suo lavoro).

Estro linguistico: Alcuni nomi hanno subito una trasformazione davvero originale nel passare dall’italiano al dialetto grottese. Ecco qualche esempio: Bellònia (da Apollonia), Jacòla (da Aquilino), Sillanùccio (da Stanislao), Ciarì (da Gennarino), Èbbul’ /Ebbulùccio (da Euplio), Gemìno (da Giacomino), Fofò (da Alfonso), Peppeniciéllo (da Giuseppe /Peppino), Cicciu Pàulo (da Francesco Paolo), Cèpp’Antonio (da Giuseppe Antonio)

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